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Così come l’ho voluto girare, il film ha una
dimensione straniante che non richiama quasi mai la vita quotidiana e le emozioni
comuni, cosa che non lo fa essere di facile “presa”.
Avendo volutamente puntato su una sceneggiatura che non strilla mai nulla e
che non gioca con meccaniche narrative che strizzano l’occhio allo spettatore,
mi e' stato detto che, per amor di equilibri, avrei forse potuto girare diversamente
alcune scene “spingendo” la macchina da presa e il registro recitativo verso
accenti più aggressivi o drammatici.
Osservazione che trovo abbia il suo senso, ma in compenso e' anche l'aver seguito
la mia visione fino in fondo che fa de “il lato chiaro” un film particolare
e con una sua peculiare e inequivocabile identità.
Col costo, forse, di non essere accessibile a chi vede un film solo con lo scopo
di trovare delle situazioni emotive che già conosce e vuole riconoscere come
familiari.
Fabrizio Orsomando
